As percepções de uma Italiana no Rio Grande do Sul…
10 agosto 2013
San Lorenzo, la notte delle stelle, delle chitarre e delle risate con gli amici di sempre stesi su un prato in maglietta e infradito.
Non quest´anno.
In questo 10 agosto 2013, sono in Brasile, per la precisione nello stato di Rio Grande do Sul, la regione più meridionale di questo paese-continente, nella cittadina di Santa Maria. Quasi un mese fa, il 15 luglio, sono atterrata a Rio dopo 12 ore di volo da Roma e uno scalo a Parigi.
La scelta di venire fino in Sud America è nata dalla voglia di cambiare, di fare nuove esperienze, di imparare e soprattutto…di cercare un futuro più dignitoso di quello che il mio paese mi stava offrendo. Da tre anni e mezzo avevo un contratto precario, da rinnovare mediante concorso ogni anno e che spesso mi costringeva a lavorare per mesi senza ricevere lo stipendio, solo in attesa della burocrazia per la conferma del rinnovo. Uno di quei diffusissimi CO.CO.CO. che in Italia propongono ai giovani come se fossero il modo migliore per assicurare loro “flessibilità”, il vantaggio di organizzare al meglio gli orari di lavoro senza essere ingabbiati nella routine di un posto fisso…
In realtà ti trovi a lavorare con schemi già definiti, aspettative di disponibilità completa, prolungata, di professionalità tecnica, ma di ampio respiro, consolidata, ma con una laurea non più vecchia di un anno…a prescindere dal fatto che tu stia ricevendo lo stipendio o meno, che tu ti senta motivato o che possa intravedere prospettive di crescita. Lavorare è importante, essere “choosy”, da snob ingrati.
Forse sono ingrata, ma essere frustrata, demotivata e statica non è mai stata un´opzione percorribile per me. Perciò si parte, si cambia, si lotta per migliorare. Con molta paura, un groppo in gola e una gran dose di incoscienza ho deciso di tentare l’avventura. Ho aderito ad AIESEC, un´associazione internazionale che offre la possibilità di fare stage e periodi di volontariato all´estero. Dopo qualche colloquio tramite youtube, decine di mail e qualche telefonata via skype, sono stata selezionata da un’azienda brasiliana, di Santa Maria appunto…ed eccomi qui.
Non avrei mai potuto immaginare quello che mi aspettava: un’azienda di consulenza alle imprese e implementazione del sistema di gestione qualità, composta da 4 persone, di cui 3 under 30 (e 2 under 25!!), con un ufficio in centro città e decisamente aperta alle novità. Sono la terza stagista straniera che ricevono e sono ben decisi a rendere questa esperienza il più possibile utile sia per me che per loro. Niente fotocopie o archiviazione di documenti polverosi: confronto, coinvolgimento, valorizzazione delle potenzialità e correzione in modo partecipato dei problemi. Come se non bastasse, si lavora puntando ad un apprendimento reciproco, quindi paritario. Il rispetto e la disciplina sono al primo posto…insieme al sentirsi sereni e soddisfatti sul luogo di lavoro. Basti pensare che il primissimo giorno mi sono state poste due condizioni indispensabili per poter restare in questa impresa:
1) essere felice;
2) tifare per il Gremio, una squadra di questo stato…molto forte (questo lo scrivo per adempiere sempre al mio secondo dovere).
Tutti i membri dell´impresa hanno elaborato un programma di attività per facilitare la mia inclusione nel lavoro rendendosi sempre disponibili a spiegarmi ciò che avviene con i clienti, lasciandomi partecipare a corsi di formazione e preoccupandosi sempre di tradurre le parti più complesse di testi e conversazioni per colmare i vuoti linguistici.
E non solo: sono moltissimi gli sforzi per farmi conoscere lo stato e le tradizioni tipiche “gaúche”. Dopo qualche divergenza di opinioni sull´applicazione del marketing interno, devo riconoscere che è un vero piacere condividere gite domenicali, pranzetti deliziosi, risate e discussioni su questioni lavorative e non! Il capo dell´impresa mi ha aperto le porte sulla sua conoscenza, ma anche della sua famiglia; i colleghi sono sempre pronti a dare una mano, a trascorrere momenti di allegria, oltre che a collaborare per le attività quotidiane. Tutto questo fa sì che arrivare tutte le mattine in ufficio sia facile (ritardo intrinseco nel sangue italiano permettendo…) e piacevole, così come alzarsi all´alba per viaggiare fino all´impresa di un cliente o rientrare a casa solo a tarda sera dopo parecchie ore di corso.
La sensazione di miglioramento continuo (per usare un termine tratto dalla qualità), di serenità e di vera passione per il lavoro è costante e…RENDE LA VITA MIGLIORE.
Nella nostra visione euro-centrica, questo Brasile professionale, di lavoratori e…freddo (al momento ci sono 8 gradi: siamo lontani dall´Equatore, dalla costa ed è inverno), è un Brasile che non ti aspetti. L´idea che noi europei abbiamo del Brasile (parlo dell´intero continente e dopo essermi confrontata con altri stagisti stranieri) è riassumibile in 3 parole: carnevale, calcio, spiagge. Non nello stato di Rio Grande do Sul.
Qui il Sud America si respira in ogni angolo di strada, in ogni palazzo, in ogni dolce, in ogni sguardo e ovviamente in ogni parola che appartiene a questo luogo; siamo al centro di un crocevia di culture e tradizioni di tre paesi, Brasile, Uruguay e Argentina, cui si somma l´impronta delle tantissime colonie europee rimaste legate ad una cultura ormai lontana, ma carica di ricordi e affetti. Lavoro serio, costante e preciso.
Le imprese brasiliane sono ancora relativamente giovani, soprattutto se comparate a quelle europee, ma più aperte al cambiamento e soprattutto ad apprendere.
Parlare di qualità qui significa cercare ed ottenere risultati concreti attraverso le pratiche di gestione, il che si traduce in ordine, coinvolgimento, chiarezza dei rapporti di lavoro e miglioramento delle condizioni di vita e contrattuali…che in Brasile, con le sue contraddizioni, vuol dire molto più che in Europa, vuol dire progresso.
Da quello che ho potuto comprendere fino ad oggi, le imprese affrontano, tra tutti, un problema per noi impensabile: la mancanza di mano d´opera qualificata e soprattutto coerente. A quanto pare il personale si lascia formare, apprende il mestiere e poi lascia l´impresa dopo solo un anno o anche meno (in media) per aprire una attività propria sfruttando le competenze acquisite ed i risparmi familairi. Tutto questo spesso non è sufficiente per sopravvivere come entità imprenditoriali autonome… il che porta al fallimento delle startup entro i primi 5 anni. Ma non solo. Gli aiuti statali ai disoccupati sono ingenti, a volte superiori al salario minimo, con conseguenze piuttosto particolari: molti impiegati fanno in modo di farsi licenziare per poter ottenere il sussidio statale e guadagnare senza lavorare. Così gli imprenditori di piccole e grandi imprese, di qualsiasi settore (dai saloni di bellezza alle imprese edili, passando dalle industrie di biscotti e metalmeccaniche), si trovano a dover affrontare compiti mal svolti, indisciplina, assenteismo…fino a dover licenziare l´impiegato. La ricerca di nuovo personale riprende, ma ci si ritrova nella stessa situazione pochi mesi più tardi. La legge protegge molto i lavoratori…fino a questi estremi negativi.
Impossibile non pensare alle differenze con l´Italia dove molti giovani investono in formazione, si specializzano, cercano di trovare la propria dimensione e soddisfazione professionale in un ambiente difficilie…per non dire ostile. La situazione economica europea e mondiale ha messo tutte le imprese in difficoltà riducendo drasticamente le opportunità di lavoro e di carriera, ma ciò che è drammatico è che il governo italiano non sembra occuparsi del problema come di una priorità. Continuano le spese militari, le leggi “ad personam”, le baruffe interne ai partiti, le decisioni inconcludenti.
È molto triste assistere a tutto questo senza poter far altro che fuggire. Cercare altrove una possibilità di realizzazione personale, condizioni di lavoro giuste, competenze riconosciute, prospettive di carriera e di crescita perchè il proprio paese non offre alternative, non conosce più la DIGNITÀ DEL LAVORO. Vivere in modo interculturale, nell´incontro quotidiano con altre realtà e dimensioni arricchisce enormemente, ma essere costretti a lasciare la famiglia, i luoghi noti, la propria lingua e tradizioni, rinunciare a contribuire allo sviluppo del proprio paese per totale incapacità della democrazia che ci governa… è una sconfitta.
La vecchia Italia ha ancora molto da imparare, ma ha smesso di crescere. Il Brasile, con le sue contraddizioni, varietà ed energia è il futuro.
Una giovane italiana promettente all´estero.
Laura Ferrara.
